Un abbraccio [Voglio rinascere gay]

Non c’è domanda che non abbia una risposta sul fondo di un bicchiere di buon vino, mentre alla TV parte un pezzo dei Queen. Chissà quando riuscirò di nuovo ad ascoltarli. Non se la cavavano poi così male. Se rinasco voglio rinascere gay, anzi omosessuale proprio. Nulla a che fare con il sesso, ma con l’anima. Trovo che i gay abbiano qualcosa che va oltre il maschile e supera il femminile (sarà che leggo troppo Wilde in questo periodo). Naturalmente questo non mi porterà a ripetere errori già fatti. Già. Come quella volta che mi venne in mente di esternare il mio appoggio al movimento GLBT iscrivendomi alla pagina Facebook del gay pride. In poche ore fui raggiunto da diverse richieste di amicizia di uomini interessati a me. Non pensavo di poter risquotere tra gli uomini il successo che non ho mai riscosso nemmeno tra le donne. Eppure accadde. Tra questi un ragazzo mi contattò in privato, offrendomi di palparmi nell’aula studio che lui frequentava di solito. Io rifiutai, dicendo che ero in un’altra città. La verità era che passavo di fronte a quell’aula studio ogni mattina per andare a lavoro alla residenza universitaria dove mi occupavo della reception. Questa bugia, che serviva a salvarmi il culo nel vero senso della parola, mi costrinse, per diverso tempo a fare un giro assurdo per raggiungere il posto in cui lavoravo. Questa situazione mi permise di capire quanto le passioni siano umane e prescindano dal genere e dall’orientamento sessuale di chi ne è colpito. Basterebbe smettere di guardare alle singole componenti per vedere l’unità. Se continui a classificare le persone in maschi e femmine, dimentichi di guardare la cosa più bella, l’umanità. Se ti viene voglia di baciare una persona baciala, ma non farlo perchè è uomo o donna, fallo perchè ti viene di farlo. Se vuoi abbracciare una persona non farlo per ricambiare un suo gesto o per dire qualcosa o dimostrare qualcosa a te, abbracciala perchè ti va di farlo. A volte chiudo gli occhi e, mentre tutti si chiedono cosa saremo dopo la morte, mi fermo a chiedermi cosa eravamo prima di nascere e ci immagino. Immagino le persone abbracciate, strette, in un abbraccio universale che le rende tutt’uno eppure distinte unità. Alla nascita ci separano gli uni dagli altri e quello a cui aneliamo per tutta la vita è riunirci in quell’abbraccio di cui ci rimane traccia addosso. Ci ha segnati così tanto che siamo in grado di riconoscerlo quando lo ritroviamo. Lo chiamiamo vero amore, amicizia, sincerità, pace, illuminazione. Io dico che è solo un abbraccio, ma lo è nel senso più vero della parola, nel modo più puro che possa esistere. A quel punto tutto cade e nulla potrà più accadere. Tutto sarà già successo e potrà solo ripetersi, senza mai capitare. Radio Virgin è davvero troppo commerciale (e dire che fino a qualche anno fa disconoscevo cosa fosse il rock) e dopo i Queen mi ritrovo ad ascoltare i Bush… Ci sto ancora pensando, se rinasco, segnatevelo, voglio rinascere gay.

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Per passione [Da 2000 e rotti anni]

Anno XXX. Giovedì 6 Aprile.
Gerusalemme, Monte Sion, località Getsemani.
H. 24.00 ora locale. Fonti dell’intelligence dell’Impero Romano riportano la cattura, durante un blitz dei corpi speciali israeliani, del pericoloso terrorista filopalestinese noto col nome di Gesù Cristo. Ricercato da diversi anni in tutta la Palestina, si nascondeva in un’abitazione di campagna, non lontano dalle mura della città. Su di lui pendono numerose accuse per istigazione alla rivolta, sfruttamento della prostituzione, corruzione, truffa all’Impero.
Da fonti interne si apprendono i dettagli dell’operazione. Sembra che il terrorista sia stato catturato dopo una festa a base di alcool in compagnia dei suoi complici in un uliveto annesso all’abitazione di campagna in cui  si era svolta una festa la sera prima. Sembra che il Messia, così Gesù Cristo si faceva chiamare dai suoi seguaci,  non abbia tentato nemmeno la fuga e si sia consegnato volontariamente alle forze speciali che incredule lo hanno immobilizzato, catturato e condotto nel carcere di massima sicurezza di Gerusalemme dove sarà sottoposto a un interrogatorio.
Nulla, invece, si sa ancora dei complici che erano presenti al momento della cattura, ma che sono tutti riusciti a scappare.

Anno XXX. Venerdì 7 Aprile.
Gerusalemme. Valle del Cedron

H. 0.15 Fonti non ufficiali parlano di una talpa dei servizi segreti nella comunità terrorista del Cristo.

H. 0.20 Il terrorista catturato viene sottoposto a un lungo interrogatorio dal sostituto procuratore e sacerdote Caifa.

H. 4.00 Si apre il processo per direttissima al terrorista Gesù Cristo, Continua a leggere

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Cammino

Acqua o fuoco? Forse entrambi... [Explored 2009-07-14 #453]

Vedo un corso di gelida
Acqua
Scorrere in un letto di
Fuoco
Chiamo la sua fonte
Soffio
E l’infinito a cui porta
Universo
小雨

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Atos – Randagi

Linea 39. Ore 18.30 del pomeriggio alla stazione di Milano Lambrate.

Temperatura esterna: sento freddo.

“Ma cos’è questa? Una sciabola? Cazzo che figata! Che ci fai con la sciabola? Il taicì? Cazzo che figata il taicì”.

Neanche il tempo di salire sull’autobus ed eccola che ricomincia.

Questa randagia non la smette mai di fare le feste a tutti quelli che incontra. Se ne sta là seduta. Stasera ha pure trovato un randagio della sua stessa razza che le sta dando corda e che la segue. Di fronte a noi un ragazzo sulla trentina, bassotto, con questo strano arnese in mano. Lei lo ha subito agganciato. Io sto qua, con il freddo che mi penetra dentro le ossa,non la perdo di vista.

Fuori, stasera c’è un freddo da lupi. Adesso la randagia prende quello strano oggetto…ci gioca.

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Atos

Piazza Enrico Bottini, Milano

Piazza Enrico Bottini, Milano

Linea 39. Ore 18.30 del pomeriggio alla stazione di Milano Lambrate. Temperatura esterna: già quasi 8 gradi sotto lo zero.

“Cazzo che figata il taiji! E si fa con la sciabola? Che figata la sciabola!”.

La ragazza che parla mi sta seduta su un sedile in fondo all’autobus 39 che mi riporta a casa…

Occhi azzurri, trasandata, ma composta. In testa un berretto di lana sgualcito. Vicino a lei il suo compagno e il loro cane. Io sono in piedi con il freddo che mi penetra dentro le ossa, di ritorno da una lezione di taiji non vedo l’ora che l’autobus parta e mi possa andare ad infilare dentro la mia stanza, al caldo.
Capisco subito che è gente che viene dalla strada. Lei mi chiede se può dare un occhiata alla mia sciabola. La sfodera e ci gioca un po’. La mostra al suo compagno.

Non so manco cosa cazzo è il taici!” dice lui.

Atos, il loro labrador, occhi vispi e muso rovinato dal segno dei morsi del freddo e non solo del freddo,  s’è accucciato nella corsia centrale dell’autobus proprio vicino ai miei piedi. Lo accarezzo un po’ sulla testa e lui accetta volentieri. La ragazza ammira ancora un po’ la sciabola e la punta sul naso della signora filippina che sta seduta proprio di fronte a lei. Poi  ripone l’arma nel fodero e me la restituisce.

“E’ davvero una figata, amico”.

Non rispondo, ma li osservo, mentre Atos, sdraiato,  si lecca  le zampe in maniera convulsiva. Quel cane ha i piedi gelati, penso.

Questa non è gente che viene dalla strada. Continua a leggere

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Ritrovando il tempo perduto

Proprio niente male la vita in un campus universitario. Dopo anni di vita in appartamenti in condivisione con persone più o meno simpatiche, di litigi su chi dovesse portar giù la spazzatura e pulire il cesso. Dopo aver raggiunto l’eccellenza nell’arte del ninjitsu pur di non svegliare coinquilini dal sonno leggero, adesso un po’ di pace.Pulizie in camera e cambio biancheria una volta a settimana, bagno per conto mio, cucina a disposizione, niente contratti di  luce, gas, telefono e nessuna bolletta.  Un gran bel giardino per fare taiji, una palestra e tanta  (ma davvero tanta) gente, proveniente da tutto (ma proprio tutto) il mondo.

Soprattutto ho finalmente trovato ciò che cercavo da tanto tempo: il tempo.

Per chiamare un amico, prendere una birra, scrivere due righe sul mio blog, studiare un po’. Leggere l’ultimo numero di Rolling Stone, finire il libro che ho iniziato da secoli, prendere un caffè alla Valvassor Peroni, sfogliando l’Antologia di Spoon River.

Il tempo per pensare a me stesso, guardarmi allo specchio la sera (certe sere è uno spettacolo che eviterei)

[che è comunque uno spettacolo migliore di quello del mattino].

Ah, un altra cosa. Ho internet in camera, non è velocissimo e non mi permette di usare i torrent, ma mi basta per navigare, aggiornare il mio blog e controllare posta e social network

[devo solo ricordare di mettere un Lucano in frigo].

Insomma, una soluzione che consiglio a quanti, decidendo di studiare fuori sede e di venire Milano, non vogliano finire ingabbiati in miniappartamenti super affollati, caricati di spese e responsabilità e con gente che non sempre riesce a vivere in compagnia.

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Ricominciare

Pensiero

Non è facile riprendere a scrivere. Quasi come chi, uscito da un lungo coma, deve imparare a muovere i propri muscoli atrofizzati uno ad uno.
Desisto.
Ho guardato per molto tempo il cursore lampeggiante senza riuscire a battere nemmeno un carattere. Seduto qui a cercare di smentire Charles Bukowski quando scrive che “se devi startene seduto per ore a fissare lo schermo del computer o curvo sulla macchina da scrivere alla ricerca delle parole, non farlo“. Io l’ho fatto, ma…
Resisto.
Le idee poche e perdipiù confuse, sono foglie che d’autunno s’ammucchiano ai piedi dell’albero che, solo qualche mese prima, le mostrava orgoglioso al vento. La gente di corsa passa e le calpesta. Poi arriva un giovane dal passo lento, senza pensieri e senza fretta. Raccoglie le foglie, una ad una e le porta con sè. All’alba le puoi vedere disposte in fila sulla sabbia in riva al mare dei sentimenti.

Stavo seduto su uno scoglio, mentre la brezza le sollevava e le portava via…in alto.
Insisto.
C’è una foglia oggi nel cielo. C’è un’idea oggi nella mia mente.
Per quella foglia vale la pena non fermarsi. Per una foglia che vola e per un pensiero che viaggia

{di mente in mente}.

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La regola del salumiere

Immaginate di andare dal salumiere sotto casa, quello di cui vi fidate ciecamente, e di chiedere un etto del miglior salame. Immaginate che tale salumiere vi dica che il salame quella mattina è in offerta e che costa la metà e che per questo decidiate di comprarne il doppio. Immaginate adesso che prima di iniziare ad affettare il salame vi venga chiesto di andare a pagare alla cassa senza conoscere la quantità di insaccato che vi verrà consegnata, nè di vederlo. Infine immaginate che vi venga consegnata una busta vuota e vi venga detto che dentro c’è il vostro salame e che se non lo pagate subito il prezzo raddoppierà.

Immaginate di andare una mattina dal vostro capo e chiedere di essere pagati per quei tre mesi in cui non vi siete presentati a lavoro, senza avvertire, adducendo come scusa che “ogni mattina da casa ero partito, ma poi non riuscivo a trovare la strada”. Continua a leggere

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Eccezionale

Spiaggia di Donnalucata la mattina del 15 agosto del 2011

Ogni anno, al tramonto del 14 di agosto, sulle spiagge di tutta Italia, in maniera contemporanea si assiste a un fenomeno naturale unico. Quasi più eccezionale della schiusa delle uova delle Caretta caretta, quasi unico quanto la fioritura di un’agave. Centinaia, miglia, centinaia di migliaia di individui appartenenti alla specie Homo sapiens (e affini) si danno appuntamento in riva al mare per un rituale di accoppiamento particolare quanto antico, che dura un’intera notte. L’accoppiamento avviene con i propri partner, con partner altrui o con partner occasionali (procurati sul momento tra i vari disponibili). Il numero di accoppiamenti che si verificano è, in vero, minore di quello che potenzialmente potrebbe avvenire e ciò è dovuto principalmente al fatto che non sempre il maschio riesce a ottenere dalla femmina ciò a cui anela. Complice l’oscurità e il consumo di alcolici, ad ogni modo, Continua a leggere

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Nuova generazione

In una sera d’agosto, di quelle calde che non puoi respirare, nelle quali arrivi a pensare che il concetto stesso di fresco sia andato in ferie e si trovi su una spiaggia ai Caraibi a prendersi un cocktail con ghiaccio alla faccia tua. In una sera, nè più nè meno di una così, mi trovavo seduto sugli scalini della stazione centrale di Palermo, aspettando l’espresso delle 20 e 31 o giù di lì che mi avrebbe riportato a Catania. Lo aspettavo, senza troppa ansia, fumando in pace una sigaretta e pensando alla sera appena trascorsa. Serata con gli amici dell’associazione. A tenere testa a questi ragazzi 10 anni più giovani di me, ma due volte più testardi a voler cambiare la loro terra. Quasi mi sentivo in colpa a doverli richiamare alla realtà, a dover dire di tanto in tanto “ma cominciamo dalle piccole cose”. Sono riusciti ad esaurire i miei argomenti e più volte ho rischiato di farmi chiamare nonno. Non sono più abituato a prendere i problemi di testa come fan loro.
Ora, seduto su questo scalino, il fumo che sale dalla mia sigaretta mi tranquillizza. Con lui non ho bisogno di argomenti, Continua a leggere

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