La regola del salumiere

Immaginate di andare dal salumiere sotto casa, quello di cui vi fidate ciecamente, e di chiedere un etto del miglior salame. Immaginate che tale salumiere vi dica che il salame quella mattina è in offerta e che costa la metà e che per questo decidiate di comprarne il doppio. Immaginate adesso che prima di iniziare ad affettare il salame vi venga chiesto di andare a pagare alla cassa senza conoscere la quantità di insaccato che vi verrà consegnata, nè di vederlo. Infine immaginate che vi venga consegnata una busta vuota e vi venga detto che dentro c’è il vostro salame e che se non lo pagate subito il prezzo raddoppierà.

Immaginate di andare una mattina dal vostro capo e chiedere di essere pagati per quei tre mesi in cui non vi siete presentati a lavoro, senza avvertire, adducendo come scusa che “ogni mattina da casa ero partito, ma poi non riuscivo a trovare la strada”. Continua a leggere

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Eccezionale

Spiaggia di Donnalucata la mattina del 15 agosto del 2011

Ogni anno, al tramonto del 14 di agosto, sulle spiagge di tutta Italia, in maniera contemporanea si assiste a un fenomeno naturale unico. Quasi più eccezionale della schiusa delle uova delle Caretta caretta, quasi unico quanto la fioritura di un’agave. Centinaia, miglia, centinaia di migliaia di individui appartenenti alla specie Homo sapiens (e affini) si danno appuntamento in riva al mare per un rituale di accoppiamento particolare quanto antico, che dura un’intera notte. L’accoppiamento avviene con i propri partner, con partner altrui o con partner occasionali (procurati sul momento tra i vari disponibili). Il numero di accoppiamenti che si verificano è, in vero, minore di quello che potenzialmente potrebbe avvenire e ciò è dovuto principalmente al fatto che non sempre il maschio riesce a ottenere dalla femmina ciò a cui anela. Complice l’oscurità e il consumo di alcolici, ad ogni modo, Continua a leggere

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Nuova generazione

In una sera d’agosto, di quelle calde che non puoi respirare, nelle quali arrivi a pensare che il concetto stesso di fresco sia andato in ferie e si trovi su una spiaggia ai Caraibi a prendersi un cocktail con ghiaccio alla faccia tua. In una sera, nè più nè meno di una così, mi trovavo seduto sugli scalini della stazione centrale di Palermo, aspettando l’espresso delle 20 e 31 o giù di lì che mi avrebbe riportato a Catania. Lo aspettavo, senza troppa ansia, fumando in pace una sigaretta e pensando alla sera appena trascorsa. Serata con gli amici dell’associazione. A tenere testa a questi ragazzi 10 anni più giovani di me, ma due volte più testardi a voler cambiare la loro terra. Quasi mi sentivo in colpa a doverli richiamare alla realtà, a dover dire di tanto in tanto “ma cominciamo dalle piccole cose”. Sono riusciti ad esaurire i miei argomenti e più volte ho rischiato di farmi chiamare nonno. Non sono più abituato a prendere i problemi di testa come fan loro.
Ora, seduto su questo scalino, il fumo che sale dalla mia sigaretta mi tranquillizza. Con lui non ho bisogno di argomenti, Continua a leggere

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Trenitalia Epic Fail

Fonte http://www.inviatospeciale.com/2009/02/codacons-i-treni-a-velocita-lumaca/

Sono poche le cose che uniscono veramente l’Italia ed una di queste è indubbiamente il caffè. Da sud a nord quando entri in un bar e chiedi un caffè, ti danno un caffè e questo basta a non farmi mai sentire troppo lontano da casa. Scrive John Prideaux, political correspondant dell’Economist in Italia:

“[...] possiamo paragonare l’economia italiana a un bar. Molti italiani sono convinti che la loro economia sia trainata dal settore manifatturiero e dall’industria. Ma in realtà il 70% della forza lavoro é occupata nel settore dei servizi e quindi un bar rappresenta l’economia italiana meglio di aziende come la Fiat o la Zanussi”.

Me ne sto così, riflettendo su questa idea, seduto a un tavolo in un bar di via Padova a Milano, sonnecchiante in un sabato mattina. Apro la bustina dello zucchero, la verso tutta dentro alla tazzina di caffè fumante e mi preparo a berlo. Mentre porto la tazzina alla bocca, Continua a leggere

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25 aprile, sull’attenti.

Risaia. Fonte http://www.zerodelta.net

Treno Pavia – Belgioioso, ore 11 e30 del mattino. Siamo nel bel mezzo della pianura Padana. Guardando dal finestrino vedo una risaia. E’ la prima volta che ne vedo una. Finora avevo letto solo sui libri di questo particolare metodo di coltura che ci permette di portare a produzione una pianta come il riso, che necessita di condizioni di omotermia.
A un certo punto il treno fa una sosta tra le campagne e vedo a meno di 500 metri da noi un ragazzo che corre tra le acque basse della risaia. Pantaloni logori, una vecchia camicia, imbraccia un fucile e corre veloce verso una cascina. Non so come faccio a saperlo, ma lo so, è un partigiano che corre ad avvertire i compagni nascosti là dentro dopo l’ultima rappresaglia. Due uomini in divisa dell’esercito tedesco lo inseguono, poi si fermano, prendono la mira e Continua a leggere

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Dedica

Stasera voglio concedere un’incursione nella vita dell’autore di questo blog, perchè lui se lo merita e perchè stasera voglio dedicarmi ai bei ricordi.

Vi chiederete se passo tutto il tempo da solo a scrivere pseudoverità su uno pseudoblog in regime di pseudolibertà dalla censura.

Voglio scrivere questo articolo a degli amici con i quali ho condiviso momenti. Quasi a fissare quei momenti sperando di non perderli tra i ricordi, con la consapevolezza che non potranno più tornare e che è proprio questo a renderli belli.

Parte il film, breve ma consistente, mentre dalle mie casse tuona la voce di Blaze Bayley che rimando con  Futureal, mi chiede “can you believe what you feel?”

Dedicato a chi:

posando una rosa gialla su una Harley Davidson mi ha ricordato che la rosa è bella, ma che la bellezza non è della rosa, ma dei gesti.

le serate pizza e birra si concludono alle 7 del mattino rovistando nei rifiuti per salvarti il culo [si può dire "rovistare" in pubblico?].

non ti hanno ancora ucciso dopo innumerevoli partite a biliardo perse [diversamente vinte!] per colpa  tua e del pallino che finisce in buca al tuo primo colpo [inspiegabilmente!].

i mezzi di lotta alternativa consistono nell’alternare idrocarburi non combusti a idrocarburi combusti su piante affette da cocciniglia, pensando che in fondo è solo “un altro mattone del muro”.

quando proponi “andiamo sulle Madonie!” ti chiedono: “ma la strada la sai?” rispondi: “Fidati, ho guardato su google maps” -.-’  [e poi, vagando, ringraziate insieme il tuo dio che la Sicilia sia un'isola]

lasciandoti è rimasto con te per sempre, come nei giorni d’estate seduti al fresco sotto un albero ad ascoltare la radio.

ha preferito dire una brutta verità a una bella bugia.

è riuscito a dire “lasciatelo dire, sei un coglione!”

è riuscito a non dirlo.

si risolvono tutti i problemi dell’umanità [tranne l'omosessualità di un figlio] in una notte  di fronte a un buon vino.

la sera con un kebab e una birra ho capito che è in via Padova  la Nuova Milano da bere.

quel giorno ha capito perchè il “il mondo è come un panino e noi siamo il salame!”

ti chiede come si fa se le carte son di destra, ma giocare a carte è di sinistra.

si incontra in una mensa universitaria per decidere se è meglio una palma o un punteruolo!

cercare la compagnia delle persone in italiano non si pronuncia “stressarle” ma “vuol dire essere amici”.

E leggendo bene scoprirete che sono per ognuno da ognuno. Non di materia è fatto il mondo, ma di un fine vento che sposta, accarezza e lega i capelli di questa umanità!

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Per servire e proteggere

La notte tra il 19 e il 20 marzo 2011 la luna si è trovata a 356.500 chilometri dalla Terra, così vicina non lo era da 19 anni. Il nostro satellite naturale ha colto  l’occasione e si è fatta trovare piena, per illuminare il mondo mentre lo guardava da vicino dopo tanti anni. Povera sciagurata.  Lo spettacolo che le si è presentato di fronte credo le abbia tolto la voglia di avvicinarsi alla Terra per un  altro ventennio. Ha visto l’alba di Odissey Down, ha visto un premio Nobel per la pace giustificare il ricorso alle armi, dicendo:

”A Parigi c’è stato un forte consenso, siamo pronti ad agire con urgenza”.

Ha visto la Libia sotto i bombardamenti degli alleati. E il pomeriggio del 19 marzo 2011, alle 18, sicuramente era sopra Milano, ha visto la manifestazione contro la guerra organizzata da Sinistra Critica e da alcuni centri sociali di Milano concludersi. Il corteo, probabilmente non autorizzato, si era sciolto all’incrocio in Viale Bianca Maria, bloccato dalle forze dell’ordine, prima di poter giungere in Corso Venezia. Sull’autobus un messaggio registrato avverte che il corteo si è sciolto e la corsa riprenderà il percorso normale. Passiamo tra i mezzi di polizia e carabinieri che fino a un minuto prima erano schierati per bloccare l’accesso dei manifestanti .

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Dio benedica l’America, chè noi non possiamo!

Sabato 13 Gennaio 1962, mentre in Francia iniziava la 5 Nazioni di Rugby a 15 che si sarebbe conclusa a novembre con la vittoria della Francia, Roma dava i natali a Giorgio Perroni, che sarebbe divenuto lo storico difensore di Cesare Previti nel processo SME, mons. Lattanzi affermava che “Pur non negando la buona fede in molti di coloro che sollecitano la collaborazione politica fra cattolici e socialisti, dall’altra parte non possiamo non vedere gli immensi e inevitabili mali che inonderebbero la nostra patria” e Papa Giovanni XIII era impegnato nell’erezione…di varie diocesi in tutto il mondo (erano proprio altri tempi), a Clark in Vietnam, tre C-123 dell’aeronautica militare statunitense, appartenenti a una flotta di sei aerei decollati alcuni giorni prima dalla California, sorvolano la route 15 carichi di agente viola (un potente defogliante  a  base di  4,5D e 2,4,5 T) danno inizio alla missione Ranch Hand. A bordo ci sono Continua a leggere

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Re nudi

Fonte Calendario Pirelli

S tasera penso a “I vestiti nuovi dell’imperatore

I vestiti nuovi dell’imperatore è una fiaba danese scritta da Hans Christian Handersen e pubblicata per la prima volta nel 1837.

L’avrete letta o ascoltata almeno una volta nella vita, spero. La morale della favola è focalizzata sul re che solo quando un bambino lo mette di fronte alla verità, tutti ammettono la verità. Ammettono che il re è nudo!

E così si conclude la favola. Ma al re chi ci pensa. Cosa avrà provato quando quel bambino con il dito piazzato in faccia gli ha gridato dietro la verità? Quel re sarà riuscito a essere ancora lo stesso?

Sarà riuscito a credere a un altro sarto? Sarà riuscito a indossare ancora un vestito senza chiedersi se quel vestito esistesse veramente? Forse no o forse sì. Sicuramente non più come lo faceva prima, ma non sapremo mai se questo sia stato un bene o un male, ammesso che sia concepibile una tale distinzione. Con sicurezza possiamo dire che quell’evento gli fece acquistare maggiore consapevolezza di sè.

E stasera pensavo che siamo tutti dei re nudi. Abbiamo i nostri sarti di fiducia, che ci creano i nostri bei vestiti e ce li mettono addosso. Li indossiamo e ci sfiliamo, sentendoci bellissimi e sicurissimi. Ci sembra di poter prendere il mondo con una mano, di poter vivere in eterno. Non solo i vestiti, ma anche i sarti sono creati da noi e per noi, che creano dentro di noi un mondo su misura per noi. Poi un bel giorno,  un bambino, sbucato da chissà dove ti guarda e ti dice “sei nudo”. Ti guardi e capisci che ha ragione. Chiedi in giro e tutti ti confermano quello che ha detto quel bambino. Solo allora capisci che i sarti esistevano solo nella tua testa e che non ti hanno per questo potuto mettere addosso nulla. All’inizio vorresti uccidere quel bambino, ma nello stesso tempo lo vorresti ringraziare. Da un lato ti ha messo di fronte alla tua vergognosa nudità, ma dall’altro ti ha permesso di capire che devi coprirti se non vuoi morire di freddo.

Siamo tutti re nudi, alcuni hanno già incontrato il bambino, altri lo incontreranno presto. Alcuni lo ascolteranno, altri passeranno avanti senza curarsi di lui.

E seppure sappiamo del male che ci può fare, molti di noi quel bambino lo cercano per tutta la vita senza riuscire, purtroppo, spesso a trovarlo. E non è facile trovarlo, visto che solitamente lo si cerca fuori. Lo si cerca negli amici, nell’amore, nella passione, in ogni cosa o persona che possa farci da specchio. Ma non serve a nulla cercarlo in quei posti, il bambino è là, in fondo, più in fondo. In fondo al cuore, all’anima, agli occhi, ma non degli altri. Dei nostri. Il bambino è dentro di noi.

Ma la ricerca, seppur ardua, non è la cosa più difficile. Pur riuscendo a trovarlo, non è da tutti riuscire ad ascoltarlo, perché ciò richiede coraggio e serenità insieme. La serenità per accettare di essere nudi, il coraggio per trovare dei vestiti veri rinunciando a ingaggiare dei nuovi sarti.

Per sapere di più sulla favola

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Un amore impossibile [tributo alla mia terra]

Se visitate la Sicilia sud – orientale non potete mancare di visitare Ibla. Una delle cose che colpisce per prima il turista che si trova a visitare Ragusa Ibla (nucleo storico della città di Ragusa) è il colore bianco degli edifici e delle strade realizzati con la tipica pietra calcarea dell’altopiano ibleo. Voglio riportarvi una favola che ho trovato in un libro che ritengo proprio ben fatto in cui da un lato si spiega in maniera fantastica la prevalenza del bianco in tutti i nostri edifici e dall’altro sembra quasi di poter toccare il filo che ci lega ai greci. Quei greci che tanto ci hanno lasciato  così  che ancor oggi la vita di noi siciliani è a metà tra tragedia e commedia. E forse risale ai greci  anche l’abitudine di vedere l’amore non come un sentimento unico, ma nelle sue varie sfaccettature. Al punto che in greco esiste una parola diversa per ogni tipo di amore.

Così ci racconta Mimì Arezzo nel suo Una Ragusa da amare.

“Ai piedi della scalinata di San Giorgio, appoggiata alla maestosa ringhiera, riposava una donna dai capelli lunghi e bianchi; la stanchezza, annidata fra le cento rughe del viso, non riusciva a piegare la fierezza dello sguardo, che sembrava trapassare da parte a parte le cose per scrutare misteriosi orizzonti.

Perfino i monelli rispettavano la stanchezza della donna, ed evitavano di turbarne i silenzi con i loro giochi; da circa un anno la donna era comparsa ad Ibla, e nessuno sapeva da dove fosse venuta, nè quanto si sarebbe fermata; qualcuno, è vero, le aveva fatto delle domande, ma aveva avuto in risposta solo un sorriso che ad alcuni era sembrato contenere il calore dell’estate, e ad altri aveva invece ricordato il freddo dei ghiacciai del nord.

Don Neli u quartararu, che molto aveva viaggiato, giurava che la donna fosse una baronessa di Palermo, cacciata dal marito perchè con occhi di fuoco aveva sorriso ad un soldato garibaldino; quello sguardo e quel sorriso le erano rimasti impressi per l’eternità, e da allora ella girava per le terre di Trinacria alla ricerca della perdutà serenità.

V’era, al contrario, chi sosteneva che si trattasse di una madre Saracena, che cento anni prima aveva visto partire per la Sicilia il suo unico figlio, in missione di guerra per combattere contro gli infedeli, e dopo aver atteso per mille battiti di cuore era partita alla ricerca; e adesso la sua anima vagava fra il sorriso della speranza e la paura della realtà, in eterno limbo d’Amore.

Gli uomini di Ibla rispettavano in lei il mistero dell’esistenza, e camminavano in punta di piedi quando le passavano vicino.

Una sera di dicembre, mentre di approssimava il Santo Natale e il freddo infieriva a Ibla su uomini e cose, la donna all’improvviso scomparve; Turiddu u pisciaru, che s’era attardato a vendere in giro la sua merce, giurò di averla vista come sempre davanti alla scalinata, appena qualche istante prima; nessuno l’aveva incontrata per le strade, eppure di lei restava il ricordo, fluttuante nell’aria gelida e tersa.

Per tre giorni ognuno sentì misteriosa angoscia nel cuore, e tutti provarono rimorso per non aver cercato di squarciare quel mistero; poi, come accade per tutti gli avvenimenti del mondo, il ricordo della scomparsa sbiadì lentamente nel cielo, e divenne leggenda da narrare talvolta nelle serate attorno al fuoco, quando più forte si avverte il disagio della vita.

Molti anni dopo, quando Don Neli u quartararu già da lungo tempo era andato con le sue quartare per le strade del cielo, e i monelli di questo racconto erano divenuti bianchi signori dall’aria stanca, giunse a Ibla Continua a leggere

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